Carenza di vitamina D nei bambini

Carenza di vitamina D nei bambini
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Contrariamente a quanto si possa credere la carenza di vitamina D nei bambini non è una patologia affatto debellata e colpisce anche i Paesi ricchi.

La fascia di età più colpita è quella da 0 a 18 anni e la carenza è imputabile a stili di vita scorretti e poco salutari. L’ipovitaminosi D porta ad una ridotta mineralizzazione del tessuto osseo neoformato (rachitismo carenziale) con conseguente deformazione delle ossa e arresto della crescita; pare inoltre che sia coinvolta nell’aumento di incidenza di patologie quali diabete mellito, infezioni respiratorie, asma, dermatite atopica, infiammazioni croniche e perfino depressione e autismo. Alcuni studi hanno messo in luce che i bambini con queste infezioni hanno infatti i livelli più bassi di vitamina D e si è anche visto che la vitamina D ne migliora il decorso.

La vitamina D favorisce nell’organismo i processi di assorbimento del calcio, favorisce dunque una corretta mineralizzazione dello scheletro e contribuisce a mantenere nella norma i livelli di calcio e di fosforo nel sangue. E’ una vitamina liposolubile: questo significa che è accumulata nel fegato e da qui viene rilasciata a piccole dosi quando diventa necessario.

La vitamina D è scarsamente presente negli alimenti: le maggiori fonti alimentari sono in ordine decrescente olio di fegato di merluzzo, sgombro crudo, salmone crudo, salmone grigliato e tuorlo d’uovo. La vitamina D assunta con il cibo prende il nome di ergocalciferolo, mentre quella sintetizzata dall’organismo, che rappresenta la quota maggiore, è denominata colecalciferolo. La sintesi nell’organismo avviene a partire dai derivati del colesterolo presenti nella pelle, attraverso l’azione dei raggi del sole.

La maggior parte delle persone è in grado di ottenere la vitamina D di cui necessita attraverso una dieta sana ed equilibrata e mediante l’esposizione al sole estivo. Tuttavia ci sono dei soggetti che, in momenti particolari della vita, possono avere delle carenze di tale nutriente o fabbisogni superiori alla media che richiedano l’integrazione: in questa categoria rientrano i bambini nel pieno della loro crescita, le donne durante la gravidanza e l’allattamento, gli over 65 e le persone che per determinate circostanze non si espongono sufficientemente al sole (come gli allettati).

Nei bambini la profilassi con vitamina D durante il primo anno di vita, indipendentemente dal tipo di allattamento, risulta fondamentale per garantire uno stato vitaminico D adeguato e per prevenire il rachitismo carenziale. Si raccomanda di somministrare 400 UI al giorno.

Nelle fasi successive all’età pediatrica, dopo il primo anno e fino all’adolescenza, la profilassi con vitamina D deve essere considerata nei soggetti che presentano un rischio di deficit di tale vitamina, con particolare attenzione rivolta agli individui con scarsa esposizione alla luce solare durante l’estate. In questi soggetti la profilassi può essere estesa nel periodo di tempo compreso tra il termine dell’autunno e l’inizio della primavera, in una dose pari a 600 UI al giorno. In caso di fattori di rischio permanenti di deficit di vitamina D, come ad esempio patologie quali malattie epatiche, insufficienza renale cronica, la profilassi dovrebbe essere somministrata durante tutto l’anno.

Nel bambino e nell’adolescente obeso per garantire uno stato vitaminico D adeguato sono necessari apporti di vitamina D 2-3 volte superiori rispetto ai fabbisogni consigliati per l’età (si consiglia una dose di 1000-1500 UI/die durante tutto il periodo compreso tra novembre e aprile). Per tali soggetti si ribadisce l’importanza di promuovere l’esposizione alla luce solare e l’attività fisica all’aria aperta nel periodo estivo.