Pidocchi

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Le scuole riaprono ed è allarme pidocchio ‘mutante’! La pediculosi, che rappresenta la seconda più comune causa di contagio nelle scuole dopo il raffreddore, potrebbe diventare sempre più difficile da combattere nei prossimi anni, perché i pidocchi stanno diventando resistenti ai comuni insetticidi. Necessario fare prevenzione, spiegando alle famiglie e ai ragazzi come evitare il contagio e come usare adeguatamente i trattamenti. E gettare alle ortiche lo stigma per far emergere il problema.

La notizia, che sembra uscita da un film del filone ‘natural horror’, viene dagli Stati Uniti e di certo darà non pochi grattacapi. La ‘bomba’ è stata sganciata all’ultimo congresso annuale dell’American Chemical Association, con perfetta tempistica, giusto in tempo per l’inizio dell’anno scolastico.

Oggetto di questa presentazione dei chimici americani, non è stata qualche complessa e minacciosa alchimia molecolare, ma i pidocchi, presenza ahimè comune e familiare in tanti istituti scolastici, dove l’orrido parassita, prima o poi durante l’anno, fa capolino.

Fin qui nulla di nuovo, anche perché la pediculosi, uno dei segreti meglio tenuti da genitori e studenti per paura di essere messi al’indice come appestati, è la seconda malattia contagiosa più comune tra i banchi di scuola, battuta solo dal comune raffreddore.

La novità presentata al congresso dell’ACA sta però nel fatto che i pidocchi stelle e strisce stanno diventano mutanti. Si, mutanti, un po’ come i batteri. L’orrendo parassita avrebbe infatti imparato a resistere agli insetticidi contenuti nei vari trattamenti OTC (shampoo, oli, ecc), primo baluardo contro l’infestazione. Ce n’è dunque di che grattarsi la testa. In tutti i sensi.

Lo studio, presentato dalla Southern Illinois University, ha rivelato che il pidocchio geneticamente modificato e diventato così resistente agli insetticidi, è stato isolato in 25 dei trenta stati americani esaminati. Per questa bizzarra ricerca sono stati sguinzagliati dei ‘cacciatori di pidocchi’ professionisti; il ‘raccolto’ è stato quindi analizzato in laboratorio. E il risultato è stato sconcertante: su 109 popolazioni di pidocchi analizzate, ben 104 sono risultate completamente resistenti ai trattamenti a base di piretroidi (come la permetrina), insetticidi comunemente usati sia all’aperto, che dentro casa per combattere zanzare e altri insetti. La resistenza è data da un gruppo di tre mutazioni: averle tutte e tre conferisce una resistenza totale, averne solo una o due, una resistenza parziale.

Ma c’è chi, dall’altra parte dell’oceano, getta acqua sul fuoco. “La relazione tra l’effettiva resistenza clinica e quella genetica – sostiene un ricercatore presso il Dipartimento di Parassitologia e Micologia dell’Hôpital Avicenne di Parigi – è ancora molto dibattuta. Mentre le mutazioni hanno un effetto noto sulla resistenza agli insetticidi in molte specie di insetti, gli scarsissimi studi disponibili sulla presenza di questi alleli mutanti nei pidocchi, non sono riusciti a correlarli al fallimento clinico.”

Di certo però l’aumentata frequenza di mutazioni nelle popolazioni di pidocchi, coincide con le segnalazioni di fallimento terapeutico negli studi controllati. Queste mutazioni non sono nuove peraltro, essendo state riscontrate nelle mosche, già alla fine degli anni ’70, quando in agricoltura si è passati dal DDT ai piretroidi. Le mutazioni influenzano il sistema nervoso degli insetti e lo rendono insensibile ai piretroidi.

Esistono dunque diversi livelli di resistenza e il livello di espressione degli alleli potrebbe giocare un ruolo nel fenotipo. I pidocchi con una resistenza parziale, finiscono comunque per soccombere al trattamento, ma più lentamente. E questo, senza scomodare istanze etiche o animalistiche, può diventare un grosso problema perché contribuisce alla selezione della popolazione completamente resistente.

Bisogna poi considerare anche i casi di pseudo-resistenza. Molti genitori, nel trattare i figli con un prodotto anti-pediculosi OTC, non seguono accuratamente le istruzioni per l’uso. Ad esempio non lasciano il trattamento in posa sullo scalpo del bambino per un tempo sufficiente. Un trattamento incompleto purtroppo porta ad infestazioni ricorrenti, che costringono a ripetere più volte il trattamento, e questo non è una mano santa per la salute dei piccoli.

Per questo i Centers for Disease Control (CDC) americani raccomandano che i genitori si attengano scrupolosamente alle istruzioni del foglietto illustrativo dei preparati OTC, che rappresentano comunque la prima risorsa da utilizzare. Qualora le detestabili bestioline dovessero permanere tra i capelli dei ragazzi dopo due-tre trattamenti, gli esperti dei CDC consigliano di parlarne con il pediatra per verificare la possibilità di una resistenza al trattamento e di passare a qualcos’altro.

Ma forse una soluzione ancor più ragionevole sarebbe quella di sensibilizzare i genitori al problema ‘infestazione da pidocchi’ in modo da riconoscerlo ed arginarlo subito, imparando anche le istruzioni per l’uso su come eradicare la presenza dei pidocchi in casa (es. lavare bene la biancheria e le lenzuola con acqua bollente).

E’ necessario fare campagne educative nelle scuole perché purtroppo i bambini infestati dai pidocchi vengono puntualmente stigmatizzati, quando non fatti oggetto di atti di bullismo e tutto ciò porta ovviamente a nascondere il problema, che può continuare a svilupparsi indisturbato.

Va sottolineato inoltre che il pidocchio è più un ‘grattacapo’ che altro, nel senso che non porta alcuna malattia, al contrario di altri parassiti.

Sul fronte della prevenzione infine, oltre ad utilizzare quotidianamente le lozioni preventive, una delle strategie anti-pidocchio più efficace è scoraggiare il contatto testa-a-testa. Cosa di certo non facile al tempo dei tablet e degli smartphone, che puntualmente attirano grappoli di ragazzini, tutti presi a guardare, con le teste incollate le une alle altre, un video-gioco su uno schermo-francobollo!